Donne

La maggior parte dei ritratti è di donne. Un po' di casualità: frequenta più donne; un po' di sorellanza: Clara è, a suo modo gentile da vecchia signora, femminista; un po' di naturale consonanza e comprensione.

Bambini

Tanti ritratti di bimbi: spesso non retorici e non caramellosi. Quello che una volta si chiamava istinto materno in lei è potentissimo: è stato la sua vita. Ma c'è un distacco, un indulgente, affettuoso distacco di nonna.

Bambole

Siamo sicuri che siano bambole? Doloranti e spezzate, sembrano piuttosto piccoli demoni ribelli e sconfitti. Il lato oscuro di una personalità complessivamente positiva, ma di certo non semplice, non lineare.

Sacro

Il sacro, una risorsa importante ma anche un'ossessione della sua vita. Una fede intensa, tormentata e tormentosa, piena di interrogativi e di dubbi esistenziali, piena di curiosità, piena di aspettative. E tutto si vede.

Biografia

Clara Malavasi nasce a Novi di Modena il 14 giugno 1918 da Mario, brillante avvocato di origine umile, socialista, e da Maria Garuti, di famiglia garibaldina e libertaria. Ma entrambi i genitori sono troppo distratti per occuparsi dell'educazione di una ragazza, e viene avviata a una modesta scuola d'arte. Dipingere le piace, ma nel suo ambiente contano matrimonio e figli. Si sposa presto con Aurelio Righi Riva, di famiglia benestante e molto tradizionale. La aspetterà una vita da casalinga, con quattro figli lasciati quasi esclusivamente alle sue cure. Intanto arriva la guerra e lei, con la prima bimba al collo, difende da sola la villa di montagna dove è sfollata, e copre, con i tedeschi in casa, la clandestinità del marito, comandante partigiano contro il parere della famiglia, e medaglia d'argento.

Seguono quasi cinquant'anni di tran tran domestico, illuminato solo da voraci letture stimolate dai figli che studiano. Aurelio si ammala e muore nel '92, accudito spasmodicamente da lei. Che di colpo, è sola, senza più obblighi. E sotto i cinquant'anni di cenere si riaccende incredibilmente il fuoco: ricomincia a fare ritratti, la sua antica passione, a tutti. Amici e parenti, ma passanti, negozianti, viaggiatori incrociati in treno, ragazze, vecchi, bambinetti. In dieci anni, fino a che la vista la lascerà, accumula, ma spesso regala, più di tremila tra acquarelli, carboncini, pastelli e tecniche miste. Muore a novantadue anni col solo rimpianto di una carriera pittorica tradizionale mancata. Critici ed esperti la elogiano e l'incoraggiano, ma per il mercato è troppo tardi. Per posare uno sguardo sulla sua penetrante, curiosa poetica, no.

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